Quaresima 2019
Pregare nella prova (Salmo 26)
(Testo di don Antonio per il ritiro Quaresimale)
Premesse
La “devozione” per la Scrittura
Non è facile pregare e ancor più insegnare a pregare. Già la preghiera è un mistero, ma ancor più la possibilità di trasmettere questa esperienza sembra difficile. In una sua meditazione Carlo Maria Martini afferma in modo lapidario: «La preghiera si impara, ma non si insegna»! .
Oggi viviamo un tempo nel quale è in crisi la trasmissione della pratica della preghiera. La preghiera è in questo tempo “ciò che ci manca”, una sorta di nostalgia che porta ciascuno a cercare il modo di invocare Dio che sembra lontano, con cui abbiamo perduto la familiarità che forse era scontata in altre epoche. Siamo, infatti, sempre insoddisfatti della nostra preghiera. Ma proprio questo fa del nostro tempo un momento delicato e prezioso. Cerchiamo, ciascuno per la sua via, un modo più autentico e personale di pregare. Io credo che dall’immenso tesoro prezioso della storia di fede di chi ci ha preceduto dobbiamo di nuovo attingere per scoprire qualcosa del mistero della preghiera.
La strada attraverso cui si impara a pregare è da sempre la “devozione”. Perché la preghiera non mai una questione “mentale” e nemmeno una semplice pratica ritualistica, una ripetizione di gesti e parole; è qualcosa di più. Una volta la devozione che ha permesso una certa trasmissione del mistero della preghiera è stata per anni la recita del rosario. Ma credo che oggi questa non possa – almeno non più in forma unica e privilegiata – essere la nostra devozione. Piuttosto dobbiamo riprendere quel tesoro di parole e sentimenti, di invocazioni e di movimenti, che sono attestati nella Scrittura dal libro dei salmi. La Scrittura dovrebbe diventare la nostra “devozione”, ovvero quell’affetto che coinvolge mente e cuore, corpo e anima in una relazione con Dio .
Certo pregare con i Salmi può non essere immediato (secoli ci separano da quegli anonimi credenti) e ciascuno deve trovare la sua strada, i suoi salmi, quasi centellinando quelle invocazioni, quelle parole, quei sentimenti nei quali ritrova la verità del proprio “stato d’animo”. I salmi stessi a volte nascono così, come ripresa di versetti, di invocazioni, che un nuovo orante fa proprie componendo nuove poesie, nuove preghiere. Allora potrebbe essere che ciascuno costruisca un proprio “breviario di viaggio”. Ma per farlo occorre praticare questo libro, masticarlo, interiorizzarlo, rimodellarlo, centellinare le parole e le invocazioni che esso ci dona.
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